Facce de Zena 

Ramadan, niente “crescente”. Il digiuno comincerà all’alba di giovedì anche per i 18mila di fede islamica a Genova

Per le comunità musulmane l’inizio del mese sacro non è una data “fissa” sul calendario civile: si lega alla comparsa della prima sottilissima falce di luna dopo la luna nuova. Se il cielo è coperto e l’avvistamento non può essere confermato, la tradizione prevede di completare il mese precedente a 30 giorni e poi iniziare il Ramadan: ecco cosa è e come su calcola il “mese sacro” ci cui si è parlato per le indicazioni della dirigente scolastica del Vittorio Emanuele-Ruffini

«Questa sera, martedì 17 febbraio 2026, le commissioni di avvistamento della luna non hanno potuto confermare l’avvistamento del crescente. Pertanto il mese di Sha‘bān si completerà con il suo trentesimo giorno e il mese di Ramadan 1447 hijri inizierà la notte di mercoledì 18 febbraio 2026 in Italia». Lo fa sapere la Coreis, la Comunità Religiosa Islamica Italiana, che coordina e comunica gli esiti delle verifiche legate all’avvio del mese sacro.

La conseguenza pratica è immediata: «La prima preghiera di Tarāwīḥ sarà celebrata mercoledì sera dopo la preghiera di ‘Ishā’» e «il primo giorno di digiuno sarà giovedì 19 febbraio 2026, a partire dall’alba (ṣalāt al-Fajr)». In altre parole, mercoledì sera si entra già nel clima del Ramadan con le preghiere notturne tipiche del periodo, mentre il digiuno vero e proprio scatta dal mattino seguente.

Per chi non è musulmano, il punto centrale è capire “come si decide” l’inizio. Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico ed è il periodo più sacro per i musulmani, dedicato al digiuno (sawm), alla preghiera e alla riflessione spirituale, in ricordo della prima rivelazione del Corano a Maometto. Dura 29 o 30 giorni: per tutto il mese, i fedeli adulti si astengono da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali dall’alba al tramonto. Il digiuno è uno dei cinque pilastri dell’Islam e, nella vita quotidiana, la rottura del digiuno serale (iftār) avviene spesso con acqua e datteri, prima del pasto. Non è un obbligo per tutti nelle stesse condizioni: sono previste eccezioni e tutele per malati, viaggiatori, donne incinte, allattanti o durante il ciclo mestruale, con modalità di recupero o compensazione secondo le indicazioni religiose. Negli ultimi dieci giorni cade anche Laylat al-Qadr, la “Notte del Destino”, considerata la più benedetta; il mese si chiude poi con la festa di Eid al-Fitr.

La data d’avvio, però, non si “sceglie”: tradizionalmente si lega all’hilal, la prima falce di luna crescente visibile dopo la luna nuova che segna la fine del mese di Sha‘bān. In molti Paesi e comunità si combinano osservazione e calcoli astronomici, ma il principio resta quello di una conferma affidabile dell’inizio del mese. Ed è qui che entra la regola ricordata spesso anche nelle spiegazioni divulgative: se il cielo è nuvoloso o la visibilità è tale da impedire l’avvistamento del crescente, la tradizione islamica stabilisce di completare il mese precedente con trenta giorni prima di iniziare il Ramadan. È una regola che si richiama agli insegnamenti attribuiti al Profeta e serve proprio a garantire l’avvio del digiuno anche quando non è possibile “vedere” la luna, evitando incertezze e assicurando il rispetto dei tempi sacri. In sostanza: se non si può confermare l’hilal, non si resta sospesi; si chiude il mese in corso al trentesimo giorno e si parte.

La Coreis ha anche ricostruito come si è svolta la verifica: «Le commissioni di avvistamento lunare si sono riunite a Brescia con delegati Coreis, Associazione Culturale Islamica Muhammadiah e Associazione Cheikh Ahmadou Bamba; a Suno (Novara) con delegati Coreis e Associazione Minhaj al-Qur’an Nord Italia; e a Perinaldo con delegati Coreis». Nel comunicato vengono ringraziati per la collaborazione e il supporto professionale alcuni osservatori astronomici italiani.

C’è poi un altro aspetto che spesso incuriosisce chi non pratica l’Islam: l’anno “1447 hijri” indicato dalla Coreis. I musulmani contano gli anni secondo il calendario hijri (o dell’Egira), un calendario lunare in cui l’anno è più corto di quello solare: dura circa 354 o 355 giorni. Il conteggio parte da un evento fondativo della storia islamica, l’Egira, cioè la migrazione di Maometto da Mecca a Medina, collocata nel 622 dell’era cristiana. Per questo gli anni hijri “corrono” più velocemente rispetto al calendario gregoriano e le ricorrenze islamiche si spostano ogni anno all’indietro di circa 10-11 giorni sul nostro calendario civile: così il Ramadan non cade mai nello stesso periodo dell’anno, ma attraversa le stagioni nel corso del tempo.

In una città come Genova la comunicazione sulla data d’inizio non è un dettaglio: qui vivono oltre 18 mila persone di fede islamica, una parte significativa della popolazione immigrata, con una forte componente bengalese concentrata soprattutto a Sampierdarena, Coronata e nel centro storico; in Liguria, complessivamente, la comunità musulmana supera le 35 mila unità. Anche per questo, tra organizzazione della vita familiare, orari di lavoro, scuola e servizi, sapere con precisione quando iniziano Tarāwīḥ e il primo giorno di digiuno diventa un’informazione concreta, non solo religiosa.

La Coreis chiude con un augurio che riassume lo spirito del mese: «La Coreis – Comunità Religiosa Islamica Italiana augura un benedetto Ramadan a tutti i musulmani e alle musulmane, invocando che questo mese sia occasione di rinnovata rahmah, raccoglimento spirituale e solidarietà».


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